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03.03.2017 RIFLESSIONI SUL SENEGAL

L'AFRICA.
a quanto pare l'ho vista. ne ho vista un pezzettino. oltretutto un pezzettino felice per così dire.
il senegal è un paradiso. certo in paradiso uno si aspetta un po meno spazzatura in giro e meno "buisness". ma ci si fa l'abitudine.
se si riesce ad aprezzare quello che di buono c'è sicuramente ti cambia.
ti apre il cervello, te lo ribalta come la pelle di un animale squoiato.
in africa sei uno straniero. e lo sei inconfuntabilmente. brilli. sei una lampadina nel buio. e in senegal si sà, è pieno di zanzare.
in Africa tu, tubab, sei ricco.
non importa che in un furgone ci siano 4 persone. sporche. con due vestiti e nient'altro. tu, tubab, sei ricco.
e tutti vogliono essere tuoi amici. tutti hanno le bazze per farti fare "bon buisness".
questo è lo schiaffo iniziale. ma attraversare il deserto del sahara pieni di hashish del ketama per la prima volta nella tua vita ti rende immune a qualsiasi schiaffo.
e in ogni caso sei un bambino curioso in un posto nuovo e bizzarro per alcune cose, assurdo per altre, semplicemente diverso per altre ancora.
ma in quel posto tutti sorridono. tutti ballano, cantano, urlano e ridono facendo versi esageratamente sonori.
in quel posto tutti salutano tutti, uno per uno, ogni volta, e prima di ogni cosa ci si assicura che "Tout ca va bien, la famille ca va bien, le travail ca va bien..." eccetera, a seconda dei casi.
in quel posto non c'è fretta. e in ogni caso anche sul punto di morte un senegalese se ti incrocia lo sguardo credo che ti striga la mano, salamalekum/halekumsalam, e ca va? ca va bien. è un po una forma di saluto lunga e particolare che segue un linguaggio tutto suo. là non hanno fretta.
in quel posto fa un gran caldo e tutti indossano camice e pantaloni di tela coloratissimi.
la presa bene della situazione, l'avventura, terre nuove, cose nuove, odori nuovi, sapori mai provati prima. tutto nuovo. tutto diverso. fuori dall'occidente.
quello che so è che l'uomo è uomo ovunque. non c'e colore o forma degli occhi che regga.

 in africa ci sono persone buone, come ovunque. forse ce ne sono anche più in proporzione, ma come fai a calcolare la bontà? che parametri devi usare?
è una parte del mondo. e ogni posto ha le sue problematiche. come le sue cose positive. e non è mia intenzione mettere le due cose sui piatti di una bilancia. piuttosto provare a portare con me quel che di buono ho trovato.
in africa però la vita per alcuni versi mi sembra più vera. più naturale, piu selvaggia.
non ci sono sicurezze. non si ha un conto in banca di scorta. in africa vivi la giornata.
Ma a prescindere da tutto, un thè, o meglio tre, e un piatto di cebugen non viene negato a nessuno. E penso che questo accada perchè là la fame non mi è sembrata un problema, ma sicuramente la conoscono meglio di un europeo.

dico che quando incontri la persona buona, e lungo la strada ne abbiamo conosciute un'infinità, il pranzo che ti viene offerto o semplicemente la compagnia o le informazioni che ti vengono date le aprezzi molto di più. in parte perchè il poco che ti si offre è una parte del poco che quella persona ha. e stiamo parlando di cibo, di un bracialetto o di un guscio di tartaruga che usi come posacenere. in parte perchè si dissocia dall'esercito di mani allungate che chiedono "cadou" o "argent". e anche quà, non sono certo loro ad averlo creato quest'esercito. Ma nella maggior parte delle cose o della compagnia che mi sono state donate, ho trovato una sincerità che mi pare sia in via di estinzione.
e lo vedi negli occhi delle persone. molti sanno fingere bene ma gli occhi brillano per conto loro, non li puoi controllare. e degli occhi che brillano su un viso nero come il ciccolato fondente puro, si notano ancora meglio.

in Africa non ci sono i supermercati. non ci sono le autostrade. o meglio, c'è tutto ma non sono lì per gli africani.
in africa ci sono le boutique, tutte con gli stessi 4 prodotti. in africa tutta la città è un mercato. e lascio a voi immaginare l'odore.
in Africa ci sono le strade di sabbia o se va bene di terra battuta.
in Africa non ci sono case. ci sono capanne. casette a volte. una stanza, un materasso. latrina fuori, cucina con il fuoco di fuori.
o meglio, ci sono le ville con le piscine e interi "ghetti" recintati con villette a schiera e condizionatori in bella vista. ma non sono lì per gli africani.
in africa al ristorante mangi quello che c'è. non c'è il menù.
o meglio ci sono ristoranti con tutto ciò che un europeo possa desiderare. ma appunto, non sono lì per gli africani.

il senegal è stato un viaggio a step.
lasci l'europa. fai un breve training in marocco, che è ancora un limbo tra europa e africa.
poi tiri su una bella boccata d'aria e riempi i polmoni per tuffarti nel deserto e passi giorni interi a osservare il mondo a 70 km orari. 700 km al giorno. l'immensità, tutto uguale ma tutto diverso ad ogni curva, ad ogni collinetta che superi. il naso incollato al finestrino.
poi un'esplosione. la natura rinasce. ma diversa. gli alberi sono diversi. I baobab sono ovunque ed enormi. i frutti sono enormi e dalle forme strane. gli animali sono diversi. a bordostrada vedi asini e mucche, ma anche facoceri, scimmie, avvoltoi, dromedari e ogni tanto cartelli che avvisano per la presenza di coccodrilli.
le conchiglie sono enormi e colorate. alcune le usi come piatto. in spiaggia raccogli le noci di cocco dagli alberi.

 il verso degli animali che senti la notte non l'avevi mai sentito. e ti fa sorridere mentre sei nel dormiveglia.
le macchine sono dei telai storti con balestre alte all'inverosimile per poter caricare all'inverosimile. si parlia sia di merci, animali inclusi, sia persone, che vengono attaccate alla bell'e meglio ovunque si riesce. il mare è pieno di pesce. i pescatori penscano con piroghe colorate. quando li aiuti a tirare le reti, ti regalano il pesce.
I taxi, gli autobus, i camion, le macchine, tutto è personalizzato. Di un "design" trash, pattone, pacchiano. L'abbigliamento è un trash europeo mischiato ai tessuti africani wax, tutti colorati.
La religione c'è. ma l'islman l'ho visto come amore il piu delle volte. la spiritualità è personale. sei tu e allah, non ci sono intermediari. Il più delle volte loro lo chiamano allah, a volte dio, ma quasi sempre posso sostituire quella parola con "sistema mondo" e parliamo della stessa cosa.
è tutto tranquillo. anche quando si va a litigare. litighiamo, facciamo le nostre scenate ma con calma. e sopratutto poi si fa pace perchè nemmeno si ricorda più il motivo del litigio. e magari prima di iniziare la litigata si prendono i 3 thè. quello prima di tutto, tranne del salamalekum/halekumsalam.

In quel posto ho conosciuto un ex-gendarme che ci ha offerto un paio di cannette nella sua capanna mentre si parlava del più o del meno, nemmeno a dirlo, mentre si beveva del tè.
ho conosciuto una coppia, lui belga e lei messicana, che ci hanno offerto la loro capanna sul mare e la loro compagnia per non so nemmeno quanti giorni.
ho conosciuto dei ragazzi che vivono in un vecchio camping in disuso e assieme al ragazzo belga stanno creando una radio autogestita.
in quel posto siamo stati ospiti nella casa e studio di registrazione di un certo "cool-black-lion", rapper di dakar, proprio nel mezzo del ghetto, la dove di tubab se ne vedono ben pochi, e ha continuato a passare canne da quando siamo entrati fino a quando siamo usciti dalla capanna.
A nianing, nicolas, un francese che vive in senegal da anni, ci ha aperto la casa e abbiamo passato un sacco di tempo a chiaccherare in francese. ci ha dato un sacco di dritte sul senegal, ci ha spiegato tanto dell'africa, delle piante, della menalità della gente là.
una sera ci ha raccontato le sue avventure di quando vendeva auto in mauritania. l'ha fatto per circa 14 volte se non ricordo male e di avventure ne ha passate il loco.
provare a ricordare tutte le persone con cui abbiamo condiviso qualcosa, da una parola a un piatto di cebugen a un po di km nella furgo è impossibile.
li le persone si parlano. o meglio, se gli sguardi si incrociano almeno un paio di battute bisogna farle. va bene ripetere le stesse cose se vuoi. ma tutti parlano tra di loro.
abbiamo conosciuto ragazzi musulmani e cristiani. abbiamo conosciuto una marea di bayfall che boh vabbè dopo un mese non sopportavamo più.

 certo essere nel mezzo del senegal senza un progetto o qualcosa di pratico da fare a volte si è rivelato noioso.
ma è stata nel complesso un'esperienza della madonna. per un migliaio di cose, dal semplice conoscere nuovi cibi, frutti, alberi, animali culture ecc., dall'afrontare un viaggio di tutti quei km con dei mezzi, dal ritrovarsi a vivere un mese in 4 dentro una scatoletta di furgone a un migliaio di altre motivazioni.
ma la cosa che definitivamente mi ha più colpito è stata ritrovarmi bianco in mezzo ai neri, europeo fuori dall'europa. con tutte le convinzioni sbagliatissime che in quel posto possono avere di un ragazzo che viene "dall'occidente".


08.03.2017 LE DESERT

Ho attraversato il deserto del sahara. proprio quello.
ora, ammetto che l'ho presa comoda, sull'alsfalto e seguendo la costa.
la cosa mi sembrava, ma parlando con pierre la cosa l'abbiamo vissuta allo stesso modo, una sfida pesa. Ce la faranno i mezzi? mille racconti di follie e problemi.
alla fine la maggior parte delle distanze le abbiamo fatto con Duke e Jolie è rimasta a Laayoune. ma ce l'avrebbe fatta senza problemi.
da questo punto di vista la cosa è stata una passeggiata. Nessuna gomma esplosa, nemmeno forata. il motore è partito al primo giro di chiave, ogni volta. i pistoni hanno girato senza fare una piega.
magari siamo stati fortunati, non abbiamo incontrato quasi mai sabbia sulla strada, il vento era costante ma tempeste di sabbia pese non ne abbiamo trovate.
chiaro non è bello quando i camion che passano ti spostano di mezzo metro fuori dalla strada. ma senza fretta la strada scorre senza intoppi.
la strada in alcuni tratti è brutta. in marocco è comunque buona. dalla mauritania iniziano pezzi di sterrata e i crateri nell'asfalto sono costanti. ma niente di estremo.

ma il deserto è incredibile.
il paesaggio è diverso da qualsiasi altro visto fino a quel momento.
l'orizzonte è portato all'estremo. una delle cose che più mi ha colpito era appunto questa linea retta a 360 gradi. sopra un azzurro piatto, le nuvole sono quasi inesistenti, sotto giallo, a volte marroncino, a volte arancione. verso il tramonto è tutto più rosso.
le dune di sabbia si alternano a rocce che sembrano enormi scheletri di coccodrilli galassici o vecchie carcasse di dinosauri estinti.
la sabbia arancione si alterna a quella bianca, passando per il giallo.

 


a volte vedi un mucchio di sassi messi in equilibrio uno sopra l'altro e ti domandi da quanti giorni, mesi o anni sono in quella posizione.
i camion diventano sempre più rari. ogni tanto un viaggiatore con il quale incroci lo sguardo e trovi lo stesso brio da avventuriero.
le carcasse dei mezzi incidentati o abbandonati sempre più frequenti.
il bordostrada è un cimitero di pneomatici finiti, bottiglioni di olio motore e pezzi di auto.
è un posto molto inospitale. non c'e niente. da quella sabbia non cresce nulla. l'acqua non c'è se non il pochissimi posti. il sole di giorno picchia. la notte fa freddo. il vento non si ferma mai, a volte non lo sopporti più. la sabbia è ovunque, nei capelli, nelle orecchie, nel cibo, nella mista, in naso e in gola. anche quella non sopporti più.
non c'è niente e granchè non succede.

questo ti porta a pensare. pensi un sacco. mi immagino un cervello bombardato da pubblicità, movimenti, rumori, odori tutta la dinamicità esagerata della città che si ritrova cullato dai fumi dell'hashish di ketama, gli stimoli limitati a un paesaggio piatto mai visto prima e al rumore della musica che si mischia a quello del motore. il mondo inizia a girare a 70km/h. i pistoni danno i bpm. tutto è un po ovattato. un po distante ma sopratutto piatto.
sei distaccato da tutto. guidi una furga ma non ci stai nemmeno pensando. sei te con te stesso, non ti rendi conto nemmeno più delle altre persone che condividono il viaggio con te. anche loro con i nasi attaccati ai finestrini e lo sguardo perso. A volte qualcuno mette le mani sulla radio e parte rotolando verso sud dei negrita. non puoi fare a meno di sorridere e sentire il brio di adrenalina che percorre la schiena, dal culo fino alla base della nuca, per poi allargarsi a braccia e gambe... fino alla punta delle dita.
poi il flusso di pensieri riparte.
sei te immerso in te stesso. puoi permetterti di esplorare qualche parte dei cervello che non avevi ancora scoperto. trovi porte porticine e cassetti mezzi nascosti che non avevi mai notato prima.
rivivi esperienze e riesci a dare un perchè a certi dettagli che non avevi nemmeno mai notato.

pensi tantissimo. pensi a te stesso. pensi al mondo. a chi vuoi bene. a quello di cui un po ti penti. ti prometti che quando uscirai da quella distesa di sabbia sarai cambiato. pensi anche al futuro.
la presenza umana è ridotta allo sguardo che incroci in camionisti e personaggi con bendane in faccia che guidano jeep scassatissime con dietro un carico misto di merci e persone legati e messi alla bell'e meglio.
L'unica cosa che spezza la monotonia e interrompe il flusso della mente sono i check-point sparsi sulla strada. a volte un benzinaio, a volte un dromedario.

Nicolas, a Nianing, in Senegal, parlando davanti al solito te e fumando cannette nel bellissimo giardino di casa sua ha detto che "l'africa è un viaggio spirituale."
beh, per quanto mi riguarda l'africa è stato un viaggio spirituale, ho avuto tempo di pensare tantissimo in senegal, forse perchè là non ci sono tutti quegli svaghi che posso trovare in europa. e i senegalesi sono sicuramente molto più legati alla spiritualità di noi europei.
ma dal mio punto di vista, o almeno, per come l'ho vissuta, l'africa è stato un viaggio spirituale perchè ho attraversato il sahara e quei giorni ho esplorato la mia mente.

questo è u'altra cosa ma penso che un sorriso te lo strappa, si parla di materia comune ai furgonari hahahahahaha.

 

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